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Ponte del mare di Pescara

Già dall’epoca preromana, la sede storica dell’abitato ricade sulla riva destra del fiume Pescara: qui infatti sorgeva l’antica Aternum, che dall’XI secolo inizierà ad essere chiamata “Piscaria”, e sempre in questa porzione di territorio venne costruita a partire dal 1510 la fortezza voluta da Carlo V d’Asburgo: la piazzaforte a pianta trapezoidale irregolare venne eretta sulle vecchie mura bizantine e normanne, con 5 bastioni a sud del fiume, le cui mura includevano l’abitato, e i restanti 2 a nord del fiume, a guardia della dogana e delle caserme di artiglieria e cavalleria.

Ancora oggi nel centro storico di Pescara resistono molte abitazioni e palazzi sette-ottocenteschi, in particolare in corso Manthonè, via delle Caserme, via dei Bastioni e piazza Garibaldi.

Lo sviluppo urbano al di fuori delle mura della fortezza fu lento a causa delle numerose aree paludali che circondavano l’insediamento e degli alti costi sostenuti dall’amministrazione comunale per l’acquisto e lo smantellamento delle stesse fortificazioni. Nel frattempo a nord del fiume, si andava formando già dal XVII secolo il borgo di Castellammare Adriatico presso colle Innamorati, concentratosi attorno al santuario della Madonna dei sette dolori.

Il piccolo paese, nato come frazione di Pescara, diventerà comune autonomo nel 1807, causando rivalità e divisioni con i vicini pescaresi che si placheranno solo agli inizi del XX secolo.

Nei primi anni successivi l’unità d’Italia, ed in particolare in seguito all’arrivo della ferrovia Adriatica ia Castellammare nel 1863, la cittadina iniziò a svilupparsi a valle, in un primo momento intorno alle ville, masserie ed attività industriali dei possidenti locali, come per esempio la fornace di Muzii, al tempo unici colonizzatori delle aree costiere.

Vennero inizialmente creati i viali alberati ortogonali di viale dei Pini (oggi via Regina Margherita e via Nicola Fabrizi), viale Regina Elena, corso Umberto I e corso Vittorio Emanuele II, popolati da residenze signorili e palazzine di stile liberty.

Alla fine di corso Umberto I, che dalla stazione ferroviaria giunge al mare sullo slargo di piazza Crispi (oggi largo Mediterraneo), fu costruito il Padiglione marino, il primo stabilimento balneare della città (rimpiazzato nel 1923 dal teatro Pomponi, a sua volta demolito nel 1963). La piazza principale della cittadina era piazza del Mercato, l’odierna piazza Sacro Cuore, dove nel 1886 verrà costruita l’omonima chiesa. Alla fine del 1800 il Ministero della Guerra formalizzò la rimozione del presidio militare di Pescara, avviando formalmente i lavori di demolizione della fortezza, che lentamente verranno portati a termine lasciando in piedi solamente la caserma di fanteria, attiva fino al 1943. L’edificio sarà in seguito recuperato negli anni ’80 e reso sede del Museo delle genti d’Abruzzo.

Agli inizi del XX secolo, i due centri di Pescara e Castellammare Adriatico, che saranno infine riuniti nel 1927 in un unico comune, mostravano un aspetto elegante con nuovi viali alberati e giardini pubblici, con un evidente tentativo di attirare il turismo alto-borghese del tempo. Terminata la bonifica delle aree meridionali della città, nella zona dell’odierna pineta Dannunziana venne realizzato un intero nuovo quartiere con l’intento di richiamarsi all’ideale ottocentesco di città giardino, edificando numerosi villini signorili in stile eclettico, liberty ed in qualche caso moresco. Entrambi i centri pescaresi erano circondati da pinete e venivano apprezzati come luoghi di villeggiatura e stazioni balneari.

Tuttavia, a partire dai primi anni del Novecento, lo sviluppo urbano di Castellammare divenne più sostenuto, accentuandosi nella seconda metà degli anni venti con la riunione delle due cittadine in un’entità comunale unica elevata a capoluogo di provincia.

La grande pineta, che si estendeva per gran parte dell’attuale territorio comunale in prossimità del mare, subì un netto ridimensionamento e l’abitato acquisì connotazioni tipicamente urbane, imponendosi fin dal censimento del 1936 come il secondo centro più popoloso d’Abruzzo, subito dopo L’Aquila (superandola però, escludendo dal conteggio le numerose frazioni del capoluogo montano)[162]. Infatti l’unica frazione di Pescara, dopo che Spoltore nel 1947 tornò ad essere un comune autonomo, è San Silvestro Colle.

Negli anni venti e ancor più nel decennio successivo, vennero edificati nel centro della città diversi edifici pubblici progettati dall’architetto Vincenzo Pilotti e modellati secondo i canoni del razionalismo italiano, lungo le vie e le piazze principali della città.

Ancora oggi molti di questi palazzi sono sede di enti ed istituzioni pubbliche. Fra questi, di particolare rilievo architettonico sono il Palazzo di Città ed il Palazzo del Governo di piazza Italia (al tempo piazza dei Vestini), la Camera di commercio (all’incrocio di viale Marconi con via Conte di Ruvo), il Liceo scientifico Galileo Galilei di via Balilla ed il Liceo classico Gabriele D’Annunzio in via Venezia. Sempre durante il ventennio fascista venne realizzata la Centrale del Latte di via del Circuito, progettata da Florestano Di Fausto, completata nel 1932[163] ed abbattuta, dopo anni di abbandono, nel 2010[164][165].

Nel 1933-38 a Portanuova fu costruita su progetto di Cesare Bazzani la cattedrale di San Cetteo, sostituendo la vecchia e fatiscente chiesetta del Sacramento. Nel 1934 fu inaugurato il ponte Littorio, a collegamento tra viale Marconi e il corso Vittorio Emanuele II, creando l’asse viario principale della città. Il ponte venne distrutto dai tedeschi nel 1944 e subito sostituito alla fine del conflitto dall’odierno ponte Risorgimento.
Veduta notturna della città
Vista della città dal ponte del Mare, con le torri Camuzzi sulla sinistra

Nel corso della Seconda guerra mondiale la città andò in gran parte distrutta a causa dei bombardamenti subiti, soprattutto nella zona castellammarese, con gravi perdite di edifici di valore storico ed artistico, mentre a Pescara vecchia andarono distrutte la porta di ingresso delle antiche mura superstiti, inglobate nelle caserme, e le due chiese seicentesche di san Giacomo e del SS. Rosario.

Con la ricostruzione ebbe luogo un nuovo ed importante sviluppo urbano, accompagnato da una rapida espansione demografica che portò Pescara a superare i 65.000 abitanti nel primo censimento postbellico (1951), con un incremento di oltre il 40% sulle precedenti rilevazioni censuali del 1936.

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